BOTTEGHE DELLA SPERANZA: PROGETTO DI AGGREGAZIONE PER GIOVANI E ADOLESCENTI

Il contesto

Botteghe della speranza: il contesto. Essere giovani non è sempre uguale. Tra mille svaghi e opportunità, con la scuola vicina e il pullman sotto casa, con l’adsl o la 4g, con la piazzetta o la colonna o il centro commerciale la vita di un giovane in città o in vallata non ha nulla a che vedere con chi quando si affaccia alla finestra vede l’Appennino. L’aria è diversa, le persone e le loro tradizioni, il bar e la panchina, le feste d’estate o le ore in pullman d’inverno. Queste righe più descrittive che poetiche servono ad intendere che il sisma del 24 agosto prima e del 30 ottobre poi hanno colpito un’area montana ben precisa con delle caratteristiche uniche.

L’appennino italiano vive ormai da anni difficoltà legate ad una condizione cultuale, sociale ed economica che ne differenziano la situazione in modo radicale dalle zone costiere e cittadine. Le possibilità lavorative ridotte, la frammentazione dei centri urbani, la mancanza di luoghi aggregativi la rendono una zona suggestiva da un punto di vista paesaggistico ma certamente ogni intervento, ed in modo particolari quelli legati alla popolazione giovane, hanno molti punti di crescita ancora da sviluppare.
Il sisma del 24 agosto ha interrotto la Festa Bella, ha spezzato l’estate prima della vendemmia e degli esami a settembre. Chi aveva progetti, sogni, o vacanze programmate ha dovuto rinunciare. La vita in tenda, i gravi lutti subiti e il ricordo di quelle sere, l’età media così alta e il senso si smarrimento che ne consegue hanno reso ancor più ripida ogni salita per chi avesse voglia di ripartire. L’Italia si è subito commossa, in particolare per i bambini: clown, animatori, feste, giocattoli. Gli aiuti per gli adolescenti e i giovani sono stati più rari, sia quelli materiali che quelli umani. Ci sono stati esempi virtuosi come ad esempio i ragazzi di Chiediallapolvere che da un blog hanno fatto una associazione, ma sono stati casi rari e sporadici di fronte ad una necessità imponente.

Il sisma del 30 ottobre ha annullato i passi già fatti e riportato tutti indietro, ma con lo zaino pieno di stanchezza e ferite. La scuola era iniziata, i progetti già avviati e tutto stava partendo quando sono arrivati i pullman e tutti si sono dovuti allontanare. Chi al mare, in albergo, chi in un appartamento autonomo in città o in vallata: e la comunità è esplosa in mille parti, che devono essere ricomposte. Ora di possibilità per i giovani forse ce ne sono di più: per chi sta in città ci sono molte più opportunità, ma il futuro esige un progetto che riporti le persone, magari con la ricchezza dell’esperienza vissuta e le ferite un po’ rimarginate, in una nuova Arquata, Acquasanta, Montegallo da sognare prima e costruire poi. Ovviamente senza mura ma solo persone, perché la città è fatta di anime e non di sassi.

Raccolta fondi terremoto Botteghe della speranza

Il sogno

Tutto è iniziato con il Laboratorio della Speranza. La grande quantità di aiuti per ogni fascia d’età ha creato la necessità di un coordinamento. Per questo motivo in molte associazioni si è iniziato a ragionare insieme, e a unire le forze perché tutti uniti potessimo realizzare qualcosa di grande per le comunità ferite. Dal doposcuola, ai laboratori artistici, alla vicinanza negli alberghi la vera volontà di tutti coloro che stanno collaborando è di pensare e fare insieme, sfruttando anche il terremoto come una nuova occasione di crescita. Questo richiede presenza, costanza, studio, lavoro, preghiera.

Il prodigio è stato proprio il poter sognare insieme la comunità del futuro, e iniziare a leggere i bisogni di un popolo che non deve tornare al 23 agosto 2016, ma deve andare avanti, e stare al passo con gli altri. E i giovani? Anche per loro abbiamo iniziato a sognare, in grande. E anche loro vorremmo tornassero nella Arquata, nell’Acquasanta o Montegallo o qualsiasi altra comunità, forti di una esperienza che non solo è stata solo dolore, ma anche rinascita. Il futuro dei nostri giovani deve essere anche qui, e non possiamo permettere che fuggano in cerca del loro lavoro o della loro missione, perché qui non si può. Per questo motivo ogni progetto che riguarda i giovani terremotati deve permettere la costruzione di attività, di luoghi che rendono vivibile la città anche per i giovani, e che uniscano la tradizione al futuro. Dal tufo al bluetooth: la città dei giovani li deve far sognare, perché sognare non è un lusso.

Il Laboratorio della Speranza è il progetto di una serie di associazioni ed enti come la Diocesi, la fondazione L’Albero della Vita, la fondazione Fabrizio Paoletti, l’associazione di Volontariato L’Impronta, le Acli, Anspi, La Miniera delle Arti, il Progetto Ciclismo Piceno, I Salesiani Cooperatori d’Italia e tanti amici che tutti insieme mettono tempo e disponibilità a servizio di giovani e ragazzi, con l’intento di dare una direzione unica a tanti interventi educativi, e con la presunzione di chi sa che come comunità è possibile fare cose grandi.

Raccolta fondi terremoto Botteghe della speranza

Il progetto Botteghe della Speranza

Le Botteghe della Speranza sono dei progetti di un Centro di Aggregazione Giovanile diffuso, che unisca la tradizione e i mestieri tipici del territorio, all’innovazione, alla formazione professionale. Per questo deve essere una bottega e non un centro, o un negozio: perché qui impara l’arte, e si guarda in avanti.

In un luogo preciso da individuare e nei vari centri comunitari che sono in fase di realizzazione il nostro progetto vuole partire dallo studio del territorio e delle sue potenzialità e mettere in mano ai giovani la possibilità di costruire un futuro proprio lì dove ora ci sono solo sassi. L’aggregazione giovanile sarà quindi fatta sì con momenti di festa e divertimento, ma in modo particolare con l’arte e il mestiere, con la formazione d’avanguardia e la formazione professionale. Il tutto con un sistema valoriale forte e condiviso, con una idea del lavoro basata sui principi della dottrina sociale della Chiesa che non vengono insegnati ma trasmessi. I bisogni che soddisfano un progetto del genere riguardano non solo il mondo giovanile, ma tutta la cittadinanza: la necessità di luoghi di aggregazione sani, la possibilità di creare alternative a bar e panchine, la disoccupazione diffusa, la dispersione e l’abbandono scolastico, le dipendenze e l’alienazione giovanile.

Gli obiettivi che si prefigge il progetto Botteghe della speranza sono: creare un luogo e una serie di progetti volti alla prevenzione del disagio giovanile e delle dipendenze, della dispersione scolastica e della disoccupazione giovanile; fare formazione professionale mediante il recupero delle attività caratterizzanti il territorio e unirle a strumenti d’avanguardia che permettano ai giovani di avere possibilità future valorizzando la loro città; fondare una cultura del lavoro basata sui principi di eticità, di solidarietà, di rispetto del creato che fondano la dottrina Sociale della Chiesa.

Il cantiere delle Botteghe della speranza quindi sarà in più fasi:

  • lo studio del territorio e l’individuazione dei mestieri;
  • la creazione di una rete territoriale forte che dia futuro al progetto;
  • la creazione di una struttura più o meno diffusa che possa ospitare tutte le attività del progetto;
  • La formazione del personale qualificato, possibilmente locale.

Le attività delle Botteghe della speranza saranno:

  • aggregative: per creare il senso di comunità e di appartenenza.
  • formative: dal punto di vista lavorativo, umano, sociale, cristiano.
  • innovative: perché l’obiettivo principale è dare possibilità di crescita.
  • preventive nei confronti delle situazioni di disagio e di dipendenza.

Per produrre associazionismo e attivare il territorio le attività saranno tutte “diffuse”, realizzate anche in collaborazione con enti esterni, con le scuole superiori e con gli ambienti dove già i ragazzi si stanno aggregando, come i centri giovanili diocesani e
comunali che i giovani stanno frequentando.

Le metodologie educative saranno positive e costruttive. Si tenderà a valorizzare il bello e l’esistente evitando la demonizzazione del rischio. La prevenzione dell’alcolismo giovanile sarà realizzata insegnando ai giovani la produzione di qualità di birra e vino, dando quindi valore si insegnerà a non abusare. Il rispetto del territorio e il commercio saranno insegnati mediante la vendita proprio da parte dei ragazzi dei prodotti tipici locali.

Raccolta fondi terremoto Botteghe della speranza